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DUE CHIACCHERE SULLA CHEPPIA PDF Stampa E-mail

La cheppia (Alosa fallax), come il più famoso salmone, in primavera risale il corso dei fiumi al fine di raggiungere le zone più idonee all’atto della riproduzione. Trattasi di un pesce dalla forma allungata, compresso sui fianchi e dotato di una forza eccezionale. È quindi un gran lottatore, capace di fughe estenuanti e balzi acrobatici fuori dell’acqua, ovvero una preda così gratificante che i pescatori a mosca, una volta provata l’ebrezza della sua cattura, la eleggono a immancabile punto fermo del proprio iter piscatorio annuale.

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Il mitico RDC mostra una bella cheppia

Ma la cheppia è un pesce assai delicato, e per salvaguardarne al massimo l’integrità è imperativo non tenerla troppo tempo in canna. E quindi il bravo pescatore, avvalendosi di canne idonee, mai troppo leggere, una volta presa all’amo la deve forzare il più possibile, onde farla giungere in breve tempo alla sua mano per liberarla senza danni dall’amo senza ardiglione.
Il pescatore che si abbandona alla beatitudine di un gradevole e prolungato giostrare della preda, non si rende certo conto che la cheppia è paragonabile al cavallo, che se spronato corre in modo spasmodico sino al limite delle forze, per poi crollare e morire inesorabilmente.
Forzare una cheppia e catturarla in breve tempo non vuol dire diminuire il proprio piacere, poiché quando questi pesci risalgono i fiumi lo fanno in massa, e nei punti focali, appena liberata l’una ecco subito in canna l’altra, a rinnovare quel gioco che porta spesso a numeri di catture da vero capogiro.
Per illustrare l’attrezzatura necessaria a praticare questo tipo di pesca inizio col definire la coda di topo più adatta, di sicuro una “shooting taper”, ovvero la coda che, per la sua ridotta lunghezza e minima sezione, oppone la minore resistenza alla corrente dell’acqua, spesso assai sostenuta durante la fase iniziale della stagione.
Le “shooting taper”, del numero più idoneo ad affrontare le condizioni fluviali del momento, devono essere del tipo affondante e, in special modo all’inizio della primavera, ovvero nei primi periodi di risalita delle cheppie, tassativamente del massimo grado di affondamento.
Solo in stagione più avanzata, e quindi coi livelli d’acqua più bassi, si potrà optare per gradi di affondamento minori.

Tabelle di conversione dei gradi di affondamento ips/cps delle code "shooting taper" Wet Cell (Scientifc Angler)

II Grado di affondamento

n°6 2,25 pollici per secondo 5,7 centimetri per secondo
n°7   6,1 centimetri per secondo
n°8   6,4 centimetri per secondo
n°9   6,8 centimetri per secondo
n°10 2,80 pollici per secondo 7,1 centimetri per secondo

III Grado di affondamento

n°6

3,25 pollici per secondo 8,3 centimetri per secondo
n°7   8,8 centimetri per secondo
n°8   9,3 centimetri per secondo
n°9   9,8 centimetri per secondo
n°10   10,3 centimetri per secondo
n°11 4,25 pollici per secondo 10,8 centimetri per secondo

IV Grado di affondamento

n°6 3,75 pollici per secondo 9,5 centimetri per secondo
n°7 - 10,5 centimetri per secondo
n°8 - 11,5 centimetri per secondo
n°9 - 12,5 centimetri per secondo
n°10 - 13,5 centimetri per secondo
n°11 - 14,5 centimetri per secondo
n°12 - 15,5 centimetri per secondo
n°13 6,50 pollici per secondo 16,5 centimetri per secondo

Esse vengono abitualmente connesse ad una running line costituita da cobra, slick shooter (monofili a sezione ovale), oppure da semplicissimo nylon senza memoria (tipo Amnesia) di diametro attorno allo 0,50. Dato che l’azione di pesca prevede il lancio della lenza trasversalmente alla corrente, la running line, coinvolta in primis dal moto dell’acqua, filerà via incurvandosi verso valle, trascinando seco la coda e incidendo non poco sulla velocità di pesca degli streamers. Con una running line di sezione ridotta, ovvero dei materiali sopra citati, con la proprietà di risentire in maniera minima del moto idrico, la shooting taper avrà modo di affondare agevolmente sino alle profondità ritenute ottimali. Di contro, abbinando le shooting taper alle classiche ma più corpose shooting line (level) o a vecchie code galleggianti, oppure semplicemente adoprando le code “wet tip” (code con running line galleggiante e punta affondante), anche se dotate di lunga e pesante sezione affondante come le Teeny, per il maggiore spessore, ovvero per la maggiore resistenza che la running line oppone all’acqua, la coda non affonderà mai abbastanza e le esche si assetteranno spesso fuori pesca.
Con un corredo di shooting taper dall’otto al dieci si copre la quasi totalità delle condizioni fluviali.
Di conseguenza la canna, strutturalmente in grado di ben gestire una shooting taper di uno o due numeri superiori alla sua potenza, sarà per code otto o nove e di lunghezza compresa tra nove piedi e nove piedi e sei.
Ad alcuni pescatori piace insidiare le cheppie avvalendosi della canna a due mani, attrezzo che personalmente non ritengo il massimo per tale tipo di pesca, dato che non permette l’agilità e la versatilità delle canne ad una mano.
Al finale di lenza dedico solo poche righe, non credo ne meriti di più. Dato che generalmente pesco ove è consentito l’uso contemporaneo di tre streamers, mi avvalgo d’un finale di circa due metri dello 0,30, sul quale lego un’esca in apice e le altre due a braccioli opportunamente distanziati e assai corti, 10 o 12 centimetri ciascuno. Il finale di lenza lo raccordo alla shooting taper tramite uno spezzone di nylon d’una sessantina di centimetri dello 0,45/0,50.
L’uso di tre streamers in contemporanea non è certo mirato a fare triplette di cheppie, prova di forza non da poco, ma tre imitazioni che sfrecciano tra i gorghi in rapida successione danno di sicuro l’idea d’un branchetto di pesciolini che fugge, certo più visibile ed adescante della singola esca.
Ed ora passo a descrivere, cosa non facile, la tecnica di pesca, apparentemente di una banalità disarmante, ma ricolma di piccole variabili che solo un pescatore dotato di spiccato senso dell’acqua può apprezzare e assimilare, ma che sono determinanti al fine del successo in pesca.
Per insidiare le cheppie, innanzi tutto si devono individuare gli sbarramenti trasversali dei fiumi, sia naturali che artificiali, al disotto dei quali si radunano i branchi dei pesci, pronti ad oltrepassarli a forza di possenti colpi di coda al primo innalzarsi dei livelli, sia a causa della pioggia che per il rilascio di diga.
Quindi, immaginando di dover affrontare una situazione delle più classiche, pensiamo di esserci introdotti in acqua in una zona di calma e ai margini di un forte flusso di corrente (vedi foto demo).

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Che belle le cheppie del Serchio!

Lanciata la lenza trasversalmente al fiume, da poco verso valle a poco verso monte, secondo l’intensità della corrente, essa, durante l’affondamento viene naturalmente trascinata verso valle. Per mantenerla alla profondità dovuta o voluta, si ricorre molto spesso all’accorgimento di tuffare la canna in acqua, assettandola frequentemente con l’anello apicale della vetta quasi a lambire il fondo del fiume (vedi il pescatore in secondo piano della foto demo).
Allorché la shooting taper è ancora preda della corrente più forte, si inizia il recupero delle esche a piccoli strappetti (strippare) e a media velocità.
Appena essa giunge più a valle, ovvero allorché gli streamers iniziano ad avvicinarsi alla zona di calma adiacente alla nostra postazione, momento in cui si riduce la velocità di trascinamento dell’acqua, si deve aumentare il ritmo di strippaggio, che diviene elevatissimo una volta che gli steamers raggiungono la zona d’acqua più tranquilla.
Da ciò si evince che l’efficacia delle nostre esche è massima finché esse viaggiano ad una velocità tale che la tensione della lenza sul dito sul quale scorre la running line è costante e marcatamente percepibile.
Ed é qui uno dei più coriacei nodi da sciogliere, è qui che il pescatore deve farsi un’esperienza diretta e quantizzare la giusta pressione del filo sulle dita e mantenerla per tutta la fase di recupero degli streamers.
L’abboccata della cheppia è decisa e la sua difesa senza pari.

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Gente che cheppia!

E relativamente a quei piccoli ma importanti movimenti da attuare durante l’azione di pesca, che sovente fanno d’una semplice uscita una giornata memorabile, declamo la parola d’ordine: variare!
Per esempio, nel caso si catturino alcune cheppie in rapida successione e poi si presenti una lunga pausa, cosa frequente, provare immediatamente ad assettare la coda ad altra profondità, sia immergendo la canna in misura inferiore che anticipando l’inizio del recupero e/o variando la velocità di strippaggio, oppure modificare la direzione del lancio, o anche semplicemente spostarsi di due o tre passi dal posto in cui ci si trova.
In certi momenti le cheppie manifestano la loro presenza sgobbando sul pelo dell’acqua, situazione in cui spesso può esser più fruttuoso il recupero con canna appena immersa o totalmente fuori dell’acqua, a volte addirittura con la vetta alzata, al fine di far lavorare gli steamers quasi in superficie. Più volte mi è capitato di sfilare alcune cheppie dal fondo e poi essere costretto ad esplorare lo strato d’acqua più alto per ottenere la continuità delle abboccate.
E tra le variabili non posso certo non inserire le esche, ovvero gli streamers.
Questi sono generalmente costruiti su ami dal sei al dieci, secondo la portata del fiume e il grado di attività dei pesci, a filo robusto e a gambo corto.
Devono presentare sempre una corposità minima, essere addirittura quasi eterei con il livelli più bassi, ovvero nei casi di maggiore svogliatezza delle cheppie.
A parte la forma dell’esca, spesso è determinante il colore, che varia nel rendimento in funzione delle condizioni del momento.
Riferendomi al Serchio, corso d’acqua a me più vicino, tendenzialmente ho notato una predilezione per gli streamers di colore giallo all’alba e nelle prime ore del giorno, mentre in ora più avanzata diviene favorito il bianco, che lascia spazio al chartreuse nelle prime ore del pomeriggio.

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Steamers per cheppie.

 
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