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Cavedani e Trote all'ora di pranzo PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Paoli   

 

 

Non so se considerarmi uno fortunato, in vita mia ho fatto molte scelte intenzionali, molte altre, le più, dovute soprattutto al caso.

Molte di queste scelte hanno avuto la pesca a mosca, come fattore condizionante, soprattutto con la possibilità di conciliare lavoro e tempo libero (alias andare a pesca).

Quindi, il fatto che abbia il luogo di lavoro a due passi dal fiume, alla fine sembra essere la soluzione all’equazione sopra indicata. Consapevole di questo grande privilegio, esteso fino al punto che dalla finestra del mio ufficio posso osservare l’alveo del fiume, ad ogni rinnovo della stagione di pesca, non posso fare a meno di passare l’ora e mezzo di pausa pranzo dell’orario di ufficio, passeggiando lungo le rive, per esplorare le acque alla ricerca delle zone migliori e dei pesci più belli.

Purtroppo negli ultimi anni la situazione è precipitata in un baratro, non ci sono state piene sufficientemente forti da rinnovare il corso del fiume, ed i cormorani, ma ho il sospetto che ci siano anche altri fattori in gioco, hanno rarefatto anche la presenza dei pesci, soprattutto dei cavedani, preziosi avversari della PAM invernale.

Quest’anno come tutti gli anni, con la complicità di giornate miti, ho ripetuto il rito della riscoperta dei punti migliori per la pesca. Nelle prime uscite ho solo potuto constatare delle bellissime schiuse di effimere, che svolazzavano su di un deserto di acqua limpida.

Di bollate nemmeno l’ombra.

Considerando il periodo, fine Gennaio inizio Febbraio, ho pensato che fosse anche normale, però tutte quelle schiuse e non vedere nemmeno un cavedano in attività mi hanno fortemente rattristato, disegnandomi uno scenario per il seguito della stagione, sicuramente non felice.

Tutto questo fino a Lunedì 4 Febbraio, quando, dopo l’ennesimo sopralluogo, mi si è presentato davanti agli occhi uno spettacolo mozzafiato (per un PAM)

Decine di gigantesche bollate di cavedani in piena attività, su schiusa di effimere color oliva, credo delle Beatis.

Tutta la piana davanti a me era un susseguirsi di bollate. I cavedani si materializzavano dal fondale, non molto profondo, per ghermire a galla gli insetti abbastanza numerosi.

Le bollate più leggere erano sicuramente effettuate su immagini di chironomi che sono riuscito ad individuare, svolazzanti vicino alla sponda. Appena ripreso dal primo stupore, ho iniziato a razionalizzare il momento, e con una accorta manovra di avvicinamento, ho risalito tutta la piana fino alla zona più a monte dove la corrente di ingresso si incanala in uno stretto corridoio, ho atteso al massimo della concentrazione, perché il presentimento che avevo, era di quelli giusti.

Stavo aspettando che, vista la situazione, si rivelasse la presenza di qualche trota, occasionale abitante di questa parte del fiume.

E così è stato, dopo pochi secondi, proprio nel punto che avevo localizzato come il più plausibile per ospitare la regina, una radice semisommersa con a valle una piccola depressione, una bollata maestosa ha denunciato che il luogo era degnamente abitato, e che l’inquilino era ben disposto a collaborare.

Gia! a collaborare…….. ma con che cosa. Realizzo il quel preciso istante, e con un profondo senso di disagio, che non ho con me l’attrezzatura da pesca. Posso solo ammirare e godere dello spettacolo che quella giornata mi offre, ma nessuna possibilità di interagire attraverso l’esercizio della pesca a mosca.

Rientro in ufficio appena in tempo, ma durante il breve tragitto, ho gia ben chiaro cosa farò il giorno dopo.

Il giorno dopo Martedì, come spesso succede, il fiume, a causa del rilascio della diga dell’ENEL poco più a monte, si presenta con livelli altissimi, quindi impescabile, l’unica cosa che posso fare è, evitare di scaricare l’attrezzatura da pesca dal mio fuoristrada, e sperare per il giorno dopo.

Mercoledì 6 febbraio, i livelli sono tornato normali, le condizioni ambientali e climatiche sono quelle giuste, non c’è vento ed il cielo è leggermente coperto di nubi. Tutto sembra presagire che se ci provo, qualche cosa di buono riesco a fare.

Appena scatta l’orario della pausa pranzo, mi precipito nei pressi della piana, senza indossare gli stivali da pesca, e per non perdere tempo, cerco di montare la canna, fissare il mulinello passare la coda, mentre sto camminando sul greto del fiume.

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Dopo pochi goffi tentativi, capisco che non è il caso di farsi prendere dalla fretta, devo recuperare un minimo di calma e sangue freddo e non farmi dominare dalla passione e dall’istinto, sicuri fattori di errore.

Appena ripreso un minimo di autocontrollo, inizio a studiare la situazione e la possibile strategia di pesca.

I cavedani stanno bollando, anche se con minore attività rispetto a due giorni prima, ci sono effimere in schiusa, ed i soliti chironomi. Devo solo decidere se puntare subito al bersaglio grosso cioè la trota più a monte, o tentare i bellissimi cavedani a metà piana.

Opto per un primo tentativo sui cavedani, così ho la possibilità di capire come vanno le cose e che tipo di artificiale è più adatto al momento. La scelta tecnica ricade sull’imitazione secca di chironomo su amo del 18, un finale di 5 metri,il tip obbligatorio, dello 0,10.

Una, due pose ed il primo mostro è in canna, siamo sopra il kg, e lo 0.10 mi impedisce di forzare più di tanto il pesce. Cerco di evitare il più possibile che nella lotta il cavedano, disturbi tutta la zona in torno, perciò mi sposto un po’ più a valle per il definitivo recupero.

Cambio mosca, per testare una diversa soluzione, lego una piccola parachute, costruita per imitare sempre una immagine di chironomo emergente. I risultati non si fanno attendere, dopo un paio di ferrate a vuoto, ecco che sono di nuovo in lotta con un bestione. Questa volta è veramente grosso, lo stimo superiore al kg e mezzo, e non ne vuol sapere di avvicinarsi alla riva. Quando lo fa, posso ammirarlo nella bellezza della sua mole e del colore dorato con cui è vestito. Pochi attimi perché riesce a liberarsi ad un metro dalla riva. Comincio ad essere soddisfatto ma non ancora appagato, perché, a monte mi aspetta il clou della giornata.

 

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Decido quindi di cambiare ancora artificiale e passare ad una imitazione di effimera che corrisponda il più possibile alla situazione del momento. Infatti, nonostante che fino a quel momento abbia utilizzato imitazioni di chironomi, le effimere hanno continuato a schiudere e i cavedani non si sono fatti pregare su quei succulenti bocconi.

 

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Cambio il tip e passo ad uno 0,14, più consono ad una imitazione di parachute con il ciuffo di ali in C.d.C., su amo del 14. La taglia mi sembra appropriata, il colore pure, il finale è quello giusto, non resta che provare a bussare alla casa della Signora Trota.

Prima di effettuare dei lanci sul bersaglio, attendo per qualche “incalcolabile” istante di vedere se il pesce è in attività. Con precisione cronometrica, ad un tratto vedo la chiara e netta bollata, a valle della radice, che indica la presenza e la situazione di attività alimentare della trota.

Non mi resta che lanciare l’imitazione, facendo attenzione a presentarmi con la mosca, molto più a monte della zona presunta dove avverrà la bollata. Questo mi permette di aggiustare il dragaggio e la tensione della coda, che deve essere perfetta nel momento della ferrata.

Il primo lancio è un po’ troppo laterale, e per non fallire l’obbiettivo, richiamo la mosca prima che sia in zona bollata. Riprovo e questa volta la posa è giusta.

Pochi intensissimi istanti, l’esplosione che segue è la palese conclusione dell’azione di pesca. La trota punta verso valle, salta fuori dall’acqua un paio di volte, ritorna a monte impazza per un bel tratto di piana, combatte con forza e caotiche fughe trasversali, ma dopo un po’ finisce nel mio guadino. Non è enorme ma supera abbondantemente il mezzo kg. La taglia in quel momento non è la cosa più importante, ciò che veramente vale è l’ essere li in quel momento. Sono importanti i motivi per cui sono lì, sono importanti perché, se uno è fortunato nella vita, deve in qualche maniera dimostralo di meritarsela ….la fortuna.

La trota riprende il largo, immergendosi lentamente e scomparendo alla mia vista, sembra salutarmi e ringraziarmi. Non la sa che sono io che ringrazio lei.

 

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Il tempo a mia disposizione sta finendo, devo tornare in ufficio, mi affretto al rientro, e camminando tento di: smontare il mulinello, recuperare la coda, mettere a posto nel taschino le mosche e le scatole utilizzate, smontare la canna, un improvviso inciampo e la conseguente caduta, mi riportano alla realtà.

Meglio, nella pesca, fare le cose con calma, ……sempre.

Mercoledì 6 Febbraio 2008

 


 

 
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